Ero troppo piccola per conoscerlo ai tempi del suo più grande splendore, ma mi affascinava con i suoi passi. Davvero non capivo come potesse muoversi in avanti ma andare all'indietro. Fare dei passi normali, come facevamo tutti, ma lui andava all'indietro. E rimanevo estasiata a guardarlo, incredula.
Il primo "avvicinamento" alla sua musica passò attraverso il testo di "We are the world", che la maestra Sonia, in seconda elementare, ci tradusse affinché potessimo cantarla in italiano alla recita di Natale. Quella canzone, cantata da tutti noi bambini, adesso è racchiusa in un filmino, insieme ad una grande parte di ricordi e nostalgie dell'infanzia.
E' terribile vedere come può essere curva la parabola di un uomo.
E' terribile e dannatamente triste.
Negli anni, il Re del Pop, così scoprii che l'avevano chiamato, iniziò a farmi sempre più pena.
E' come tutti gli altri "miti", persone deboli, fragili, che finiscono male.
Lisa Marie Presley, prima moglie di MJ, afferma nel suo blog, in un post datato 26 giugno 2009, che Micheal aveva paura di morire come il padre, di fare la sua fine. Elvis è morto per una overdose di farmaci.
Sempre lo stesso post, penso sia la testimonianza più diretta e più emozionante, più viva letta finora tra le varie testimonianze di quelli che lo conoscevano.
Il quadro che ne esce fuori è quello di una persona psicologicamente instabile, devota all'autodistruzione, estremamente fragile e, purtroppo, non salvabile.
Lei stessa lo dichiara "The person I failed to help". La persona che non sono riuscita ad aiutare.
MJ faceva parte di tutte quelle persone che non sono salvabili. E asserisce che la scena era "A sight I never wanted to see again". Una visione che non avrebbe mai voluto vedere di nuovo.
Sì perché, per uno strano segno del destino, la vicenda di "Jacko" sembra oggi più che mai la ripetizione di quella che fu, ai tempi, appunto, la vicenda di Elvis.
A sentirla ora questa storia, sembra scritta sulle pagine di un libro... la figlia che vuole salvare l'uomo che farà la fine del padre. Come se, inconsciamente, Lisa avesse cercato continuamente la "seconda possibilità". Quel salvamento che però, purtroppo, non c'è mai stato. Anzi, " In trying to save him, I almost lost myself."
"Nel tentativo di recuperarlo, persi me stessa".
E racconta dell'incredibile energia di Michael, energia che "se usata per qualcosa di buono era ottima, se usata per qualcosa di negativo era male, MOLTO male". Come se, e questo incredibilmente vale per tutti i grandi geni, le grandi menti, non avesse il controllo della sua energia, la sapesse trasmettere e basta e se la usava per le cose buone, come ad esempio nella musica, era capace di grandi cose. Se si lasciava portar via dalla sua stessa energia però, era molto pericolosa. Sì può dire quasi che quella stessa energia che lo faceva volare è quella che poi l'ha fatto morire.
Ma non c'è stata solo la morte fisica per Michael. Prima è arrivata la morte interiore.
Le ultime immagini di lui, in una delle sue giornate normali, lo ritraggono con i figli a spasso a fare shopping. I figli con le maschere per non essere riconosciuti, lui magrissimo, quasi non c'era più, occhialoni neri, solita mascherina, scialle sulle spalle.
Dalla data della sua morte, ho curiosato nel suo passato, alla ricerca in Internet di vecchie foto.
C'è stato forse un momento in cui non era così. Ha avuto inizio da qualcosa, qualcosa gli ha dato il là. Diciamo che fino a un certo punto della sua vita è stato o si è contenuto, poi, come con una diga rotta, ha straripato.
Forse la sua malattia, la vitiligine, gli ha fatto aumentare i problemi psicologici che già lo caratterizzavano. Non sarebbe il primo, di solito, specialmente se colpisce le persone di colore, è una malattia innocua dal punto di vista fisico, ma dal punto di vista estetico e soprattutto psichico è dolorosa, poiché il cambiamento improvviso e incontrollato, questa specie di "degenero" del corpo, crea ansia e depressione.
Non sarete mica tra quelli che ancora credono che MJ si sia schiarito la pelle chirurgicamente come ancora osano vergognosamente e falsamente riferire i giornali e telegiornali, vero?
Forse non è un caso infatti, che la sua salute mentale sia peggiorata dopo lo "schiarimento" completo.
Ed è possibile che proprio la malattia, sia stata la base delle sue tante fobie, prima tra tutti quella del sole e del contatto.
Il sole infatti è risaputo che danneggia la pelle dei malati di vitiligine. Non è solo per pazzia che girava sempre protetto da un ombrellino da sole... però le accortezze si sono trasformate in manie, poi in fobie, poi in pazzia.
E le accuse di pedofilia? Direte voi..
Le accuse di pedofilia ci sono state ma sono state, appunto, accuse.
I processi l'hanno decretato innocente in quanto, il padre di una presunta vittima venne scoperto a dire ad un amico che voleva "farla pagare alla moglie". Di più non so dire perché non mi ricordo i diversi passi della sentenza.
Che avesse un comportamento "strano" con i bambini è vero. E il fatto che si circondasse di bimbi anche nei video che faceva era, forse, altrettanto strano. Ma non è una prova della sua "pedofilia".
Quello che piuttosto vedo, e interpreto, è l'incapacità di un uomo, oramai divenuto adulto, di crescere anche psicologicamente, di maturare.
Lui evidentemente stava bene con i bambini, perché si sentiva lui stesso un bimbo. E' come se non fosse mai cresciuto. E' come se fosse restato per sempre quel bimbo boccoloso degli esordi, ai tempi dei Jackson5.
La costruzione di Neverland e, soprattutto, lo sperpero del suo patrimonio, parlano da soli. L'incapacità di gestirsi, di avere una vita da "adulto".
La forza e l'energia che si dissolvono, una volta toccata la soglia dei 40, l'età in cui si decreta la fine della giovinezza. Piano piano, si dissolvono, lui diventa più impotente, più debole, più invisibile.
Non mangiava più.
Si sentiva, forse sempre più lontano da ciò che era stato. Come se si fosse reso conto, inconsciamente, perché apparentemente era un uomo costruito solo con le sue fantasie e le sue fobie (la fantasia può essere allo stesso modo meravigliosa e distruttiva), che non era più un bambino.
Arreso, a questa evidenza.
Da qualche tempo aveva intrapreso un percorso di "rinnovamento". Voleva tornare sulle scene, ricalcare il palco. Impresa questa, dichiarata da chi l'aveva in consegna (Lou Ferrigno per primo, che era stato assoldato per rimetterlo in forma), impossibile.
Camminava a malapena, dove avrebbe ritrovato la forza per ripresentare unon show completo, anzi, 50 show, magari riproponendo il Moonwolk, la mitica camminata che mi aveva tanto affascinata da piccola?
Eppure, mi piace pensare che avrebbe potuto ritrovare se stesso ritornando sul palco.
Mi piace pensare, anche se non si avvererà mai più, che i suoi concerti avrebbero potuto essere di nuovo un'ascesa, un ritorno, che avrebbe ricominciato a mangiare, a camminare, ad uscire, a incontrare i fans, a vivere insomma.
Mi piace pensare che avrebbe risputato fuori quell'energia per fare cose positive, per la sua musica, per i suoi figli, e anche per se stesso.
Mi piace pensare che, dal momento in cui avrebbe riassaporato il palco, si sarebbe ricordato chi era MICHAEL JACKSON.
Sarebbe stato bello.
Ma quel malore, forse quel cocktail di farmaci, che l'ha ucciso l'ha portato via prima che l'ultima nota decretasse il nuovo inizio.
Dal giorno della sua morte, Internet ha rischiato il tracollo, e sempre più persone gli hanno reso omaggio. E continuano a farlo.
Suppongo che non smetteranno mai.
Come con Elvis.
Il Re del Rock e il Re del Pop, che entrambi Lisa Marie Presley ha cercato invano di salvare, forse sono accomunati dallo stesso destino.
Destino che ha imposto la parola fine solo per metà, come in tutti i Miti.
Perché a questo stiamo assistendo, dal giorno della sua morte... la morte di un Mito.
Ciao Michael, nella speranza che tu possa trovare in Cielo quello che la Terra non ti ha dato.
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